Ritorno nel regno unito per harry e meghan: «ammettono il fallimento e hanno bisogno della monarchia»
Il presunto ritorno nel Regno Unito di Prince Harry e Meghan Markle viene interpretato dalla commentatrice reale Kinsey Schofield non come il risultato di una riconciliazione con la famiglia reale, ma come il segnale delle difficoltà incontrate durante la loro esperienza indipendente lontano dalla monarchia.
Prince Harry e Meghan Markle, il ritorno nel Regno Unito
Secondo Schofield, la decisione di rientrare in Gran Bretagna rappresenterebbe una “ammissione di fallimento”. La coppia aveva lasciato il Paese sostenendo di aver bisogno della libertà necessaria per costruire una vita autonoma e prosperare al di fuori dell’istituzione monarchica.
Dopo il trasferimento in California, Harry e Meghan hanno avviato nuovi progetti, sottoscritto accordi nel settore dell’intrattenimento e costruito un percorso pubblico indipendente. La commentatrice ritiene che, a distanza di sei anni, il presunto ritorno dimostri che l’indipendenza non avrebbe prodotto i risultati attesi.
Harry e Meghan, nessun trattamento privilegiato al rientro
Schofield ha messo in dubbio la possibilità che i Sussex possano aspettarsi un’accoglienza regale. Dopo anni di critiche rivolte alla monarchia, secondo la commentatrice non sarebbe realistico attendersi che l’istituzione riservi loro un trattamento speciale o una cerimonia di benvenuto.
La coppia sarebbe inoltre diventata profondamente impopolare nel Regno Unito. Harry continua a essere coinvolto in contrasti con il governo britannico e con il sistema giudiziario, circostanza che, secondo Schofield, renderebbe ancora più complesso il reinserimento nella vita pubblica del Paese.
Re Carlo informato soltanto dopo la decisione
Un elemento considerato significativo riguarda il ruolo di Re Carlo III. Il sovrano avrebbe appreso del progetto di trasferimento soltanto dopo che la decisione era già stata presa. Per Schofield, se il rientro fosse davvero il risultato di una riconciliazione con la famiglia reale, il re avrebbe dovuto partecipare alla discussione invece di essere informato successivamente.
La commentatrice riconosce che il rapporto tra Harry e suo padre avrebbe compiuto alcuni progressi, ma invita a non confondere questo riavvicinamento con una soluzione dei contrasti tra il duca e il fratello maggiore.
Harry e William, la fiducia resta compromessa
Per quanto riguarda il principe William, Schofield sostiene di non aver visto segnali concreti della risoluzione delle tensioni fondamentali tra i due fratelli. William avrebbe continuato a sostenere le responsabilità legate al ruolo istituzionale, mentre Harry avrebbe scelto di allontanarsi dalla famiglia, criticandola pubblicamente e trasformando le proprie vicende private in attività commerciali.
La commentatrice considera quindi ingiusto che il fratello minore possa tornare dopo aver sperimentato per anni una vita autonoma, qualora tale scelta non abbia funzionato come previsto. Harry potrebbe così ritrovarsi ancora in una posizione marginale rispetto alla famiglia reale, nonostante l’eventuale rientro in Inghilterra.
Monarchia e responsabilità secondo Kinsey Schofield
Schofield ha paragonato la situazione al rifiuto della defunta regina Elisabetta II nei confronti dell’ipotesi di un ruolo parzialmente interno e parzialmente esterno alla monarchia. Secondo la sua interpretazione, lo status reale non può essere utilizzato soltanto quando risulta conveniente.
La responsabilità istituzionale, a suo giudizio, non può essere respinta mentre si mantiene il valore commerciale del legame con la famiglia reale, per poi cercare nuovamente protezione nell’istituzione quando l’indipendenza diventa più difficile. Il trasferimento nel Regno Unito dimostrerebbe quindi, secondo Schofield, che Harry aveva ancora bisogno della monarchia.
Personalità coinvolte nella vicenda
- Prince Harry, duca di Sussex
- Meghan Markle, duchessa di Sussex
- Kinsey Schofield, commentatrice reale
- Re Carlo III, padre di Harry
- Principe William, fratello maggiore di Harry
- Regina Elisabetta II, citata in relazione al precedente ruolo istituzionale della coppia

